Le vostre emozioni passano per la fotocamera del cellulare: il progetto Oxford di Microsoft

È risaputo che in ciascuna emozione che esprimiamo si celano tantissimi sentimenti. Non è una novità che dietro ogni piega di stupore, rabbia, disgusto, vi siano motivi inconsci oltre che quelli comunemente consci. Ebbene Microsoft sta mettendo a punto una tecnologia (in realtà già ampiamente esistente) che sfrutta la fotocamera del cellulare per identificare la percentuale delle emozioni presenti nella foto. Il motivo? Beh, indovinatelo voi, io vi racconto un po’ del progetto Oxford.

Il sito del progetto è aperto da un bel po’ (https://www.projectoxford.ai) ed è denso di notizie, vi invito a visitarlo anche perché vi permette di caricare una vostra foto e fare una demo. Parliamo prima delle perplessità. Le emozioni sono un intreccio di sentimenti scaturiti dal proprio vissuto personale, dal principio fino al momento dello scatto. Comprenderete quindi che le ragioni che potrebbero spingere una persona a provare più o meno disgusto, o più o meno rabbia, possono essere molteplici. Complice di questo fatto vi è anche una componente prettamente fisiologica: la conformazione maxillo-facciale che consente all’individuo di avere espressioni radicalmente diverse.

A questi elementi vanno aggiunti quelli prettamente tecnologici. La foto deve essere fatta in condizioni di ottima luminosità e con una risoluzione adeguata. Per questo motivo, ovviamente, si scelgono i discorsi presidenziali o eventi grande caratura. Ho deciso di fare una prova con una foto proveniente dal set di Pulp Fiction in cui John Travolta e Bruce Willis scherzano e si rilassano. I risultati sono stati abbastanza anomali. Vediamo prima John Travolta.

Schermata 2016-01-04 alle 08.51.31

Quello che colpisce di John Travolta è la presenza di rabbia mista ad un minimo di disgusto e neutralità, il che comporta che vada analizzato anche il contesto e le motivazioni per le quali i due stiano ridendo. Il dato più falsato proviene però da Bruce Willis che, per il sistema, è un androide praticamente.

Schermata 2016-01-04 alle 08.51.39

Willis ha una sola emozione: Happiness. Cosa praticamente impossibile per un essere umano e determinata, con tutta probabilità dall’apertura della bocca e dagli occhi stretti con la formazione delle rughe ai lati delle palpebre (quelle che volgarmente sono chiamate zampe di gallina). È impossibile che un essere umano provi un’emozione “pura”, proprio perché ciò che lo alimenta è un insieme di fattori.

Bisogna anche dire che il sistema è ancora sperimentale e quindi merita un margine di tolleranza non indifferente. Il tutto è riportato all’interno di un export JSON di cui riporto l’estratto.

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JSON:
[
{
“faceRectangle”: {
“left”: 413,
“top”: 70,
“width”: 89,
“height”: 89
},
“scores”: {
“anger”: 3.665468e-10,
“contempt”: 1.03149023e-9,
“disgust”: 6.36468e-9,
“fear”: 1.5947626e-13,
“happiness”: 0.999999464,
“neutral”: 5.345637e-7,
“sadness”: 1.63829927e-9,
“surprise”: 4.709787e-10
}
},
{
“faceRectangle”: {
“left”: 120,
“top”: 73,
“width”: 64,
“height”: 64
},
“scores”: {
“anger”: 0.0004673426,
“contempt”: 2.81491044e-8,
“disgust”: 0.000006148946,
“fear”: 0.0000195409739,
“happiness”: 0.9974222,
“neutral”: 0.000485909346,
“sadness”: 0.00154451421,
“surprise”: 0.0000543212373
}
}
]

Questo nuovo “gioco” targato Microsoft, sarà un oggetto ulteriore di polemica circa la gestione della privacy ma fortunatamente (o sfortunatamente) questi numeri possono dire molto poco se non vengono analizzati nella giusta maniera. Raramente questo tipo di analisi può fermarsi al singolo evento, ne consegue che alla fine viene messa in dubbio tutta la catena dei risultati. Cosa ci servirà sapere che un’emozione è dominante sulle altre senza conoscerne i reali motivi? La paura di un capo di stato davanti ad un’argomento, o ad una domanda di un giornalista, sarà veramente collegata a quell’argomento? Ci sono troppe variabili insolute per considerare le conclusioni come “stabili”. Vedremo che piega prenderà questo sviluppo, forse semplificherà la vita ai social media che, ultimamente, cercano di capire le reazioni umane facendole inserire manualmente agli utenti. La pubblicità diventerà ancora più aderente alle esigenze della persona e sì, forse la nostra privacy ne risentirà ulteriormente.

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