USA-Russia-Cina: amici-nemici

Ne avevamo già parlato. I rapporti USA – Russia e Cina stanno subendo un mutamento importante e non necessariamente positivo. Gli stessi hacker di Anonymous stanno facendo pressioni per evitare che Trump apra un varco nella cyber sicurezza Russa e incolpi “eccessivamente” Pechino. Ve lo avevo detto…ora sta diventando realtà.

Gli hacker russi saranno felici del nuovo alleato di Putin: Donal Trump che, in più di un’intervista, ha mostrato di avere tanto a cuore l’alleanza con la Russia, quanto non si è fatto problemi ad incolpare la Cina dei recenti attacchi di cyber security che hanno colpito gli USA. La posizione di Putin l’avevamo analizzata già in questo articolo e ancor prima in questo articolo. Era ottobre 2016 e le cose sembravano già fin troppo chiare. Ora però Pechino risponde a Trump definendosi “seriamente preoccupati” della piega che sta prendendo il rapporto con gli USA. E mentre questo avviene è importate rilevare 2 fenomeni:

  1. Trump si sente evidentemente sicuro della sua alleanza con Putin;
  2. Trump sta periodicamente saltando i briefing d’intelligence che si svolgono quotidianamente presso la Casa Bianca.

Cosa accadrà ora?

La cosa più interessante non riguarda la Cina. Ovviamente è possibile ipotizzare una serie di reazioni tecnico-politiche orientate verso il filtraggio, la chiusura, l’ostruzione del traffico ma questo è “semplice” tanto da realizzare quanto da analizzare. Il vero risvolto, più che altro inquietante, è ciò che avverrà con la Russia. Gli attacchi hacker potrebbero esser mirati ad indebolire parti consistenti del panorama aziendale degli Stati Uniti. Ci sono molte multi-nazionali che potrebbero esser oggetto di attacchi ma, soprattutto, di spionaggio e ciò che forse sfugge a Trump (ma non a Putin) è la reazione a catena delle informazioni.

Acquisire informazioni che, singolarmente possono non avere un perso specifico, potrebbe portare ad ottenere una visione più ampia anche su panorami ben più delicati. Nella situazione peggiore, oltre a possibili attacchi ai big dell’IT (ad es. Google, Microsoft, etc…), si potrebbe immaginare una manipolazione dell’andamento finanziario attraverso azioni di spionaggio ben precise.  Anche di questo si occupano i briefing di intelligence sui quali Trump a steso il suo giudizio:

Sono una persona intelligente, non ho bisogno di sentire la stessa cosa con le stesse parole ogni giorno per i prossimi otto anni

Come funzionano questi briefing? Ogni mattina vengono discusse e aggiornate le posizioni più critiche del fronte internazionale, inerenti sia la sicurezza “canonica” che quella “cyber”. Come è facile immaginare, non sempre le evoluzioni avvengono da un giorno all’altro. Si parla di situazione che potremmo definire “elementi d’attenzione”. Non sono “crisi”, non c’è un’immediata “urgenza”. Per questo motivo vengono ripetute ogni giorno, e vengono esaminate con un’attenzione certosina che, senza dubbio, rende questi briefing poco interessanti.

Da qui a definirli “noiosi” il passo è breve e il rischio di saltare questi incontri diventa alto lì dove un piccolo cambiamento, può essere trascurato o non trattato con la giusta priorità. Nelle prossime settimane, sarà importante capire come evolverà lo scenario della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America. I big dell’IT potrebbero trovarsi a fronteggiare da soli problematiche di sicurezza interna provenienti da attacchi con origine nell’Europa dell’Est.

Fino a quel momento Pechino sceglierà come gestire i rapporti con il nuovo Presidente Trump.

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