Domotica #01: cerchiamo di capirci qualcosa

Iniziamo un nuovo viaggio attraverso la domotica, ossia su quelle automazioni informatiche che possono aiutarci a gestire da remoto il controllo di luci, tapparelle, elettrodomestici e così via. La scelta di aprire un capitolo sulla domotica è dovuto al fatto che su Internet non si trova un compendio di informazioni ben fatto e, proprio in questi giorni, mi sto accingendo a sperimentare alcuni dispositivi/tecnologie scoprendo cose molto interessanti.

Condivido quindi con voi la mia esperienza, partendo dal fatto che nel corso di questi post dedicati, potrebbe esserci anche qualche errore (speriamo di no) dettato da imprecisioni.

In questo primo post è il caso di chiarire subito alcuni concetti tra cui la differenza tra Z-Wave e Apple Home Kit. Ebbene sì perché quando ho iniziato non era ben chiaro cosa potessi fare con una delle due tecnologie e cosa potessi fare con l’altra. Cerchiamo quindi di spiegarlo.

Z-Wave e Apple Home Kit

Apple Home Kit

Apple Home Kit è la tecnologia con la quale i dispositivi iPhone/iPad/etc… si interfacciano con i sensori della domotica. È una tecnologia proprietaria Apple e questo significa che il produttore del sensore deve pagare per rendere compatibile il suo sensore con Apple Home Kit. Questo spiega come mai non tutti i sensori sono compatibili ma solo una piccola parte del panorama complessivo. Tuttavia è una parte consistente e, come tutte le tecnologie proprietarie, garantisce un’altissima affidabilità e compatibilità. Tuttavia con Apple Home Kit spesso sarà impossibile effettuare alcune operazioni che, invece, sono ad appannaggio di altri protocolli di comunicazione. Facciamo un esempio…

Il sensore di allagamento della Fibaro, che vedete rappresentato nella foto, può essere configurato tramite Apple Home (l’applicazione di gestione dei sensori) perché in una delle sue versioni è compatibile con Home Kit. Tuttavia alcune funzioni avanzate non sono raggiungibili attraverso Apple Home, e l’unico modo per raggiungere è:

  • Comprare un gateway Fibaro (ora spieghiamo che cosa è)
  • Usare il protocollo Z-Wave (ora spieghiamo che cosa è) abbinato ad un gateway compatibile

Z-Wave e i Gateway

Il gateway è un dispositivo hardware (generalmente molto costoso) – quello in foto parte dalle 150 euro nella versione Lite – con il quale è possibile amministrare vari sensori. Il gateway Fibaro, ad esempio, permette di vedere molti sensori di altre marche, di ricevere informazioni da loro ma di amministrare in modo avanzato e completo solo i sensori Fibaro.

Il gateway Fibaro, tuttavia, fa uso del protocollo di comunicazione Z-Wave per ottenere le informazioni dai sensori. Z-Wave è un protocollo di comunicazione dedicato ai sensori della domotica:

Z-Wave venne inizialmente sviluppato nel 2001 dalla startup danese Zen-Sys, poi acquisita nel 2008 dall’azienda americana Sigma Designs, e con il tempo è anche diventato uno standard internazionale per la realizzazione di reti mesh interoperabili e a bassa potenza. Il protocollo supporta la comunicazione bidirezionale tra i dispositivi abilitati, permettendo a prodotti di costruttori diversi di funzionare assieme in modo trasparente. Z-Wave utilizza un flusso di dati ridotto per scelta progettuale. Questa scelta permette di ottenere una comunicazione a bassa latenza con una velocità di trasmissione dei dati fino a 100 kbps. Z-Wave fa dell’interoperabilità dei prodotti di diversi costruttori uno dei propri punti di forza e persegue tale obiettivo anche tramite un processo di certificazione dei dispositivi. L’ecosistema Z-Wave annovera nel 2014 più di mille prodotti certificati. Z-Wave opera attorno ai 900 MHz. L’utilizzo di tale banda di frequenze permette di evitare le interferenze con sistemi Wi-Fi, Bluetooth e con gli altri sistemi che operano nella banda dei 2.4 GHz ed inoltre fa sì che il segnale Z-Wave attraversi le pareti degli edifici con maggiore facilità rispetto al segnale Wi-Fi, assicurando una trasmissione dei messaggi più efficiente ed affidabile. (Fonte: Wikipedia)

Quindi, parlando in parole estremamente semplici, usando un gateway si ha accesso a delle funzionalità che, altrimenti, non si potrebbero vedere/modificare. Tuttavia (e questo è l’aspetto a mio avviso complicato) non tutti i dispositivi sono completamente “aperti” allo Z-Wave perché in realtà è possibile creare dei gateway utilizzando anche hardware meno costoso di terze parti. Un esempio è rappresentato dalla chiavetta della Aeotec riportata di seguito ma, credetemi, ce ne sono tantissimi.

Tramite questa chiavetta si può, effettivamente, procedere ad accoppiare il sensore, con il gateway attraverso una procedura chiamata inclusion. L’inclusione rende la chiavetta “visibile” ai sensori e, attraverso una particolare procedura, sarà possibile associare un determinato sensore ad essa.

I dispositivi possono essere interrogati attraverso dei software (sia gratuiti che commerciali) che hanno la funzione di “gateway software” e forniscono l’accesso a tutte le configurazioni di cui il dispositivo è dotato però…

  1. Possono esserci diverse versioni dello stesso modello di sensore. Una, ad esempio, implementa la possibilità di effettuare comunicazioni che non è possibile effettuare con l’altra.
  2. I dispositivi hardware hanno un’elevata compatibilità con un grande numero di sensori ma non è detto che un particolare sensore possa essere “escluso dalla lista” (è molto raro).
  3. Il gateway software è una scelta importante sulla quale fare riflessioni per la futura gestione della domotica (ne parleremo in altri post).

Quindi questo fa capire l’importanza della scelta oculata della tecnologia da usare per evitare di incorrere in incompatibilità o, peggio ancora, nell’impossibilità di configurare correttamente il sensore.

Per il momento ci fermiamo qui ma il nostro viaggio riprenderà sicuramente.

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