Il Dig.Eat 2019 per un’Italia digitale

Il Dig.Eat 2019 per un’Italia digitale

Devo ammetterlo: il Dig.Eat 2019 è stato il primo a cui ho partecipato e ne sono rimasto colpito. Il formato di questo convegno è stato diverso: a metà tra spettacolo e un evento classico. Non capita tutti i giorni di vedere Corrado Giustozzi cantare i Pink Floyd, eppure c’è stato questo e anche altro…..

Etica

Quando sullo schermo dell’Eliseo ho letto “ETICA” (tra l’altro ripetuto più e più volte) ho capito che si era centrato il punto. Che Luca Attias creda nell’etica applicata all’informatica è quasi scontato (ma è comunque una sensazione confortevole), che un intero convegno provi a scuotere il cervello e le menti dei presenti posizionando gli argomenti su un piano “morale”, prima ancora che tecnico, è una novità (almeno per me).

Luca Attias: Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale

Invece il Dig.Eat 2019 ha proprio centrato il problema che non è più l’enumerazione delle tecnologie (di quelle ce ne sono pure troppe), o l’incessante ricerca delle ricette miracolose (blockchain in cima ad ognuna di esse). Il Dig.Eat 2019 ha fatto un gioco diverso: ha creato un contesto in cui ha messo la persona al centro e ha spiegato come mai valori come l’Etica, la Responsabilità, il senso di Collaborazione, sono diventati ormai fondamentali nell’era digitale. A breve dovrò tenere un corso e, come di consueto, parlerò alla platea spiegando l’importanza dell’etica e della formazione. Due elementi che aumentano consapevolezza e controllo e, di conseguenza, creano qualità. C’è bisogno di questi “elementi”, c’è bisogno di creare tecnologie più sicure dal lato “umano” prima ancora che dal lato “macchina”.

Pink Floyd: società, delirio e speranze

Devo ammettere che i primi 20 minuti di spettacolo (perchè anche di questo si è trattato), sono stati un po’ un pugno allo stomaco. La realtà presentata nel Dig.Eat è stata abbastanza dura da mandare giù con dati che pongono l’Italia come fanalino di coda. Vi vorrei dire che mi sono abituato a questa espressione: “fanalino di coda” ma continua ad irritarmi profondamente. I primi per numero di smartphone per persona, gli ultimi in quanto a consapevolezza sui dati gestiti dagli operatori ICT: sembra quasi un controsenso. Però quei 20 minuti (che fanno male per chi ci mette il cuore in ciò che fa) sono imprescindibili: non sono mai stato il tipo da cose edulcorate e la visione di una società sempre più appiattita digitalmente è un panorama fin troppo realistico che non va edulcorato in alcun modo. È finito il tempo delle favole.

Luca Attias è emozionato sul palco ma spende molte parole cercando di spiegarci perchè “investire nel futuro” e “investire nei ragazzi” è fondamentale. È un padre e cerca di comunicarci cosa percepisce, la platea annuisce e quasi mi domando se per la prima volta non vi sia una reale speranza in questo Paese, che possa rialzarsi dal fossato digitale nel quale è finito. Un fossato che siamo stati abilissimi a scavare e dal quale ora facciamo difficoltà a risalire. Un fossato le cui barriere più grosse sono due: il Garante della Privacy e l’Europa ed entrambe sono bersagli di attacchi politici senza senso.

Alla mia sinistra riconosco il profilo di un amico: Dario Buonocore che, come me, passa parte del suo tempo ad analizzare falle di sicurezza e data breach; ci siamo visti per la prima volta dal vivo (ebbene sì, avevamo solo interagito virtualmente fino a quel momento) e devo dire grazie al Dig.Eat anche per quello. La presenza di Dario al Dig.Eat mi conferma che non sono l’unico a nutrire sincere speranze sul futuro del digitale.

Sanzioni

Sono nato in un Paese in crisi, lo sentivo dire da mio nonno e poi da mio padre e, a differenza loro, sono molto disilluso. Per me il GDPR troverà applicazione solo quando il Garante inizierà una batteria di sanzioni verso aziende e pubbliche amministrazioni ma sono stato (correttamente) ripreso da mio padre perchè:

La legge andrebbe rispettata senza dover usare la sanzione come mezzo motore

Vero ma non è utopico? Eppure al Dig.Eat ho capito che ci sono davvero molti professionisti (e di tutte le età) che vedono questo punto di vista come un punto di partenza e non come un punto di arrivo. Il piacere di conoscere Franco Cardin (Coordinatore Consiglio Direttivo ANORC – Presidente Commissione di Valutazione ANORC Professioni – Consulente, esperto privacy in ambito sanitario) con cui abbiamo scambiato due parole durante una pausa. Un professionista acuto e dall’intramontabile ottimismo. Parliamo di persone che vedono più che una speranza, che pensano veramente che sia possibile un’Italia digitale diversa, più consapevole e forse in quel momento mi è sembrato ancora più chiaro e forte il messaggio dei Pink Floyd.

Allora sì, forse devo cambiare approccio mentale e pensare che la sanzione non può essere un punto di partenza ma qualcosa di estremo; bisogna iniziare davvero a lavorare sulle persone ma è difficile, soprattutto per chi fa il mio lavoro. La mattanza dei data-breach potrebbe essere arginata con l’applicazione di alcune contromisure tecniche e organizzative ma si preferisce ignorare perchè tanto, come ha detto qualcuno in una riunione la settimana scorsa, le sanzioni “non arriveranno mai e non saranno mai sufficientemente spaventose“. Vista da questo punto è una risposta glaciale.

Un futuro è possibile

C’è una foresta di giovani professionisti che ambiscono alla sicurezza, quella vera, alla privacy come valore personale prima ancora che come oggetto di lucro. Giovani professionisti il cui unico rischio è finire nelle grinfie di qualche soggetto che faccia cambiare loro idea o che stigmatizzi i principi di privacy e sicurezza minimizzando il valore sociale e massimizzando gli introiti economici.

Riconosco al Dig.Eat un grande successo: quello di aver voluto scuotere gli animi prendendo per i capelli gli spettatori, anche grazie ad un linguaggio pratico e diretto: le cose sono state dette come sono, senza giri di parole. Mi ha fatto piacere (stavo andando a prendere un caffè) bloccarmi di colpo catturato dalle parole di Giovanni Manca che, porca miseria, con una chiarezza allucinante stava spiegando la firma digitale e le sue distorsioni…che poi Giovanni Manca è “leggermente” preparato sull’argomento. E di Manca quello che colpisce è l’entusiasmo…e l’entusiasmo non ha età signori miei.

Il Dig.Eat è stato un evento senza tempo

Esattamente come i brani dei Pink Floyd, il Dig.Eat ha portato sul palco gente di ogni età anagrafica che si “divertivano” come bambini. Entusiasti e arrabbiati, agguerriti nel voler condurre una battaglia contro una burocrazia dilagante, una disinformazione inaccettabile e contro i rischi di una monarchia digitale da parte dei sovrani dei dati (passatemi la metafora da Trono di Spade). Ce ne fossero migliaia di persone come Lisi che ha organizzato l’evento o Attias, Manca, Giustozzi, Cardin e tutti gli altri. Gente che da oltre venti anni lotta per migliorare questo Paese senza mollare di un centimetro e che ora spiega l’importanza di continuare questa lotta. Gente che è disposta a scuotere gli animi con qualsiasi mezzo, probabilmente complicandosi la vita perchè le cose scomode da dire sono quelle che ti complicano di più la giornata ma è gente retta e questo è ciò che poi conta di più.

Mara Mucci, Andrea Lisi e Franco Cardin al Dig.Eat 2019

Suona retorica ma è vero che il futuro del digitale siamo noi ragazzi che mai come prima dobbiamo evitare di farci “abbindolare” da tanti bei sogni virtuali e credere che un mondo digitale più sicuro e più consapevole è possibile. Prima lo costruiremo e prima saremo al sicuro da tante insidie che oggi sono ombre e domani rischiano di essere realtà.