La Digitalizzazione dell’Arte in epoca COVID-19

L’arte, intesa come l’insieme delle tecniche tese a rappresentare la storia e la cultura del Paese, hanno inevitabilmente subito una contrazione molto forte durante la pandemia da COVID-19. Parliamone assieme e vediamo in che modo la digitalizzazione può aiutare la risalita di questo settore.

L’arte non è solo cultura

Noi italiani viviamo nell’arte: che questo sia rappresentato da una chiesa, da un museo o da un antico e ben costruito paesino arroccato sulla montagna, esistono molteplici forme di arte che meritano di essere preservate e diffuse. L’arte non è solo cultura: l’arte è futuro, perchè attraverso l’arte si sviluppa una sensibilità e un interesse che si traducono in sbocchi professionali ed economie che permettono a milioni di italiani di vivere e fare imprenditoria. In Italia c’è così tanta arte (per lo più ereditata dal passato) che ne siamo assuefatti e, probabilmente, commettiamo l’errore di darla per scontata. Uno degli effetti più devastanti della pandemia da COVID-19, è stato il blocco del turismo e quindi l’entrata in emergenza di fondazioni culturali, musei e centri culturali che, attraverso i fenomeni turistici, riuscivano a vivere e a mantenere il patrimonio artistico.

Il 23 novembre scorso, il gruppo Mediatori Professionisti Roma, ha organizzato un webinar sul futuro del mondo dell’arte (qui trovate il link di riferimento) ed è stata, a mio personale avviso, una splendida idea perchè ciò che è accaduto in questi mesi di quarantena è che molti centri culturali si sono rivolti alla tecnologia per garantire l’erogazione dei servizi attraverso i processi di digitalizzazione.

Digitalizzazione: che cosa è veramente?

Prima che questo termine diventi un mantra come molti altri (ad es.: blockchain), cerchiamo di definire in parole semplici che cosa sia la digitalizzazione. Potremmo dire che digitalizzare significa:

Rendere interamente digitale un processo parzialmente o interamente analogico

Ne consegue che ogni attività svolta per eseguire questo processo non dovrà più far uso di “carta” o tecniche “tradizionali” ma dovrà necessariamente adottare tecnologie tese al digitale. Attenzione però, ciò non significa limitarsi ad adottare un software o un dispositivo hardware. La digitalizzazione inizia con un’analisi dei processi e con una loro ri-progettazione in un’ottica più corretta per accogliere il digitale e spesso questa ri-progettazione comporta risparmi di tempo e di costi (per approfondire cliccare qui).

Digitalizzazione e Arte: cosa, come, perchè…

La digitalizzazione, applicata all’arte, comporta la possibilità di rendere costantemente fruibile un bene culturale indipendentemente dallo spazio e dal tempo. Posso visitare un’opera di giorno, tanto quanto di notte. Posso farlo da casa mia, da un bar, dall’autobus o da un altro continente ma anche qui ci sono dei risvolti importanti da considerare.

Contrariamente a quanto si può pensare, digitalizzare l’arte non significa penalizzare il turismo tradizionale, in sostanza non si verifica l’effetto che in marketing prende il nome di cannibalismo di servizio/prodotto. Per evitare questo effetto collaterale è necessario strutturare l’attività di digitalizzazione non in ottica sostitutiva ma integrativa a quella tradizionale, in modo che possa essere un elemento di favoreggiamento del turismo tradizionale svolgendo la funzione di catalizzatore.

Per riuscire in questo intento è necessario che la parte digitale offra servizi differenti che spingano il turista a scoprirli. In molte chiese, ad esempio, è presente lo specchio ingranditore, che ha lo scopo di portare il soffitto affrescato più vicino rispetto all’occhio del visitatore. Ovviamente, però, molti dettagli risultano invisibili, perchè nonostante l’ingrandimento, l’affresco si trova a decine di metri di altezza e a dimensioni molto estese. In questo caso l’alta definizione unitamente a delle tecniche di virtualizzazione, possono consentire l’esplorazione dello stesso su un tablet o uno smartphone, garantendo al contempo l’accesso ad informazioni che altrimenti difficilmente sarebbero descritte sui pannelli informativi per i turisti.

Certezze digitali nell’arte

In arte ed in informatica il termine autenticità ricopre un ruolo fondamentale. Il processo di digitalizzazione nell’arte è legato a quello di autenticità attraverso processi tesi a garantire il mantenimento della qualità informativa (sia che si tratti di un immagine, che di un testo). Questo ha particolare valore per chi, ad esempio, svolge ruoli legati all’archivistica, allo studio dell’arte, e alle attività accademiche; in sostanza a chi si affida a fonti terze per studiare la storia e la cultura passata. I testi antichi possono essere digitalizzati, successivamente tradotti in più lingue facendo in modo che la traduzione sia “ricaricabile” e divenga quindi oggetto di utilizzo all’interno di studi scientifici ed elaborati. Ogni traduzione può essere corredata da una foto dell’originale, acquisita in alta definizione e nel rispetto del materiale originale. Ciò produce un effetto molto importante:

  1. Ogni traduzione può essere digitalmente firmata per accertarne autore e data, facendo assumere all’informazione il valore di certezza digitale.
  2. Il documento originale non viene più movimentato, garantendo una migliore conservazione e una riduzione dei costi e dei rischi derivanti dalla movimentazione.

Non solo turismo

Pensare che una chiesa, un museo, una fondazione, siano solo un polo turistico è un errore. Sono, per lo più, centri culturali che offrono servizi di varia natura: in una chiesa, ad esempio, vengono svolti eventi, studi accademici e anche attività turistiche. Tutte queste attività hanno uno stretto legame con l’aspetto culturale dell’ambiente ma hanno esigenze e modalità di svolgimento differenti. Data tutta questa eterogeneità di servizi e applicazioni dell’arte, spesso sarebbe più corretto parlare di ecosistema dell’arte proprio perché di questo si tratta. Per ciascuno di questi eventi è possibile ipotizzare un corrispettivo digitale che possa consentire alla struttura di continuare ad alimentare ed erogare cultura.

Edoardo Limone
A proposito di Edoardo Limone

Ha svolto per 12 anni l'attività di consulente direzionale per le principali amministrazioni centrali del Paese, tra cui: Ministero della Difesa, Ministero di Giustizia ma anche per le principali Direzioni Generali dell'Unione Europea su progetti afferenti iniziative per la gestione di infrastrutture critiche. Consulente di Cyber Security nell'analisi di strategie atte a rafforzare consapevolezza e sicurezza tecnica all'interno delle infrastrutture ICT. Per maggiori informazioni leggere questa pagina.

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