CUBA: connessioni internet censurate

A Cuba è in corso una vera e propria protesta civile contro il Governo di cui si parla ancora troppo poco in Italia. Parte di questa protesta viene contenuta anche attraverso la limitazione di Internet, una misura anti-democratica e particolarmente grave.

In Italia ci sono all’incirca 80 milioni di smartphone distribuiti su una popolazione di 60 milioni di abitanti che, a dire il vero, sono di meno contando i neonati; a Cuba la detenzione di un cellulare è divenuta legale solo nel 2008 e il traffico dati sui cellulari è arrivato solo nel 2018. Se pensate che questi risultati siano già di per sé gravi è opportuno che sappiate che all’inizio di questa ultima rivoluzione civile (iniziata lo scorso 11 luglio 2021), il Governo cubano ha risposto bloccando le connessioni internet.

Domenica sera inoltre il governo ha bloccato la connessione a internet per diverse ore, per evitare la diffusione delle immagini e dei video delle proteste e per impedire ai manifestanti di organizzarsi online. Nei giorni successivi la connessione è tornata a tratti, ma diversi importanti social network come Facebook, Twitter e il servizio di messaggistica Telegram sono rimasti bloccati.

Il Post (Link all’articolo)

Ci si rende conto di come la censura di internet (e dei suoi contenuti) sia un argomento delicato, spregevole in molti casi e rischioso in tanti altri. Un’intera popolazione separata dal resto del mondo mentre cerca, con connessioni alternative, di inviare richieste di aiuto mediante i social network.

Internet è un diritto

L’articolo 3 del Regolamento Europeo 531/2012 dice:

Gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni […] tramite il servizio di accesso a Internet

Internet è un Diritto che probabilmente oggi diamo per scontato ma che non è assolutamente da sottovalutare; l’assenza di una connessione costante con il mondo, con altri paesi, con altre culture può avere effetti devastanti per lo sviluppo degli strati più importanti di una nazione. Quello economico e industriale ma soprattutto quello culturale e sociale, provocando danni che rischiano di ripercuotersi per anni nelle generazioni future.

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