Etica in Internet

È di qualche giorno fa la notizia che Marino Bartoletti, il celebre giornalista sportivo, ha deciso di chiudere la sua pagina web “Bar Toletti” a causa degli insulti e dell’inciviltà ricorrente di alcuni frequentatori. Si sta purtroppo avverando ciò che in molti avevano predetto: configurato in questo modo il confronto sociale su internet non funziona.

Su questo blog il problema dell’etica in internet è stato affrontato tante volte ad esempio “Gestire l’informatica” ma con questo articolo si vuole fare un ulteriore approfondimento sulla materia. Gli appassionati di sport (non solo di calcio) conoscevano la pagina del Bar Toletti per la sua eleganza e per le riflessioni sempre piacevoli da affrontare. Il 21 luglio 2021 Bartoletti ha pubblicato il seguente post.

La decisione di Bartoletti è solo una delle tante che quotidianamente portano gli amministratori delle pagine social a chiudere i vari gruppi di discussione ed è un trend che negli anni è aumentato portando a coniare termini come leoni da tastiera o cyber bullismo.

Non solo gli ospiti ma anche i padroni di casa

Non sono però solo gli ospiti ad essere spesso incivili nei confronti della comunità. Sono frequenti i casi in cui opinion leader, influencer o stakeholders si rivolgono in modo sgarbato al proprio pubblico. Personalmente ho assistito ad un episodio in cui un noto video-blogger ha insultato un suo follower solo perchè questo gli aveva fatto una domanda (tra l’altro con il massimo garbo e la massima educazione). Il ragazzo, sentendosi insultato, ha chiesto spiegazioni mantenendo sempre l’educazione e di risposta si è sentito rivolgere ulteriore acredine e ulteriori insulti.

È comprensibile pensare che così la situazione non può funzionare ed è quindi logico ipotizzare che in futuro ci si sposterà nuovamente verso sistemi più chiusi e controllati. Il confronto su internet non deve mancare, ma con esso non deve mancare nemmeno l’educazione.

Il Vaticano

Il 22 febbraio 2002, in occasione della “Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo”, il Vaticano ha parlato dell’etica in internet in modo eccezionalmente interessante.

Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo « di stimoli narcisistico e autoreferenziale »

Fonte: “Etica in internet”, Vaticano, 22 febbraio 2002

Il testo è reperibile interamente cliccando su questo link e dimostra quanto sia sentita la tematica a tutti i livelli.

Un problema generale di linguaggio

Persino i quotidiani, spesso, trascendono le regole della buona lettura a favore di titoli che fanno presa ma che, al contempo, impoveriscono il lettore.

Alcuni titoli del quotidiano “Libero” e l’ultimo de “Il Tempo”

Alcuni dei titoli più sconvenienti di cui si è discusso nel tempo sono stati riportati nell’immagine e riportano concetti socialmente offensivi e sessisti. Chiaramente si può discutere sulla liceità della libertà di stampa, delle eventuali condanne (o assenza di esse) ai responsabili ma è certo il significato del messaggio nel pieno rispetto delle regole semiotiche.

Benché si parli di carta stampata, non è sbagliato considerare il degrado generale del linguaggio come un processo legittimato quando ad intraprenderlo sono proprio alcune fonti pubbliche quali giornali, politici, personaggi pubblici, etc…

C’è una legittimazione generale ad utilizzare forme di comportamento degradate e poco inclini al confronto civile. L’utilizzo del termine legittimazione è particolarmente puntuale considerato il suo significato:

In genere, l’atto di riconoscere e dichiarare legittimo, e per estens. valido, autentico; meno com., giustificazione

Fonte: Treccani

E di fatto dietro molti di questi titoli vi sono state giustificazioni e spiegazioni che, per quanto assurde possano esser sembrate ai più, sono state sufficienti per vincer cause ed esser stati ritenuti utilizzabili.

Educazione

Se da una parte il problema è il decadimento del linguaggio, dall’altra vi è un più esteso problema di educazione all’utilizzo degli strumenti informatici. Nell’articolo “Internet: cosa sta succedendo ai social?” veniva analizzata la condizione di peggioramento nella vita virtuale dei social network. Una condizione che, attualmente, non sta certo migliorando. Si faceva quindi riferimento alla celebre RFC 1855 “Linee Guida per i servizi interattivi in tempo reale” che dovrebbe regolamentare i rapporti tra partecipanti di queste piattaforme.

Pochi la conoscono, ancora meno sono le persone che l’hanno letta, e ancora di meno sono quelli che la adottano nel quotidiano. Vi è quindi una forte carenza di educazione che porta ciascuno a sentirti autorizzato a comunicare come meglio crede, violando regole che non sono solo formali ma anche sostanziali ed orientate ad una coesistenza pacifica sulla rete.

Soluzioni

C’è una considerazione fatta da Marino Bartoletti che è alla base di tutto il discorso:

non posso passare i miei giorni (e le mie notti) a fare la “sentinella” di quello che poteva e doveva essere un fertile terreno di confronto e che invece troppe volte è diventato un incontrollabile e spesso incivile campo di battaglia da parte di chi ha solo il desiderio di aggredire, offendere e avvelenare i pozzi di una corretta convivenza (spesso nel nome di un’”appartenenza” interpretata in maniera invasata)

Marino Bartoletti

La totale apertura dei contenuti, ottenuta mediante famose e condivise piattaforme di social network, ha inevitabilmente portato fenomeni come questo che nella realtà fisica troviamo all’interno di manifestazioni. Quante volte abbiamo sentito la frase “rivoltosi si sono infiltrati nel corteo…”

Il problema riguarda tutti i “grandi eventi” con la differenza che internet permette di organizzare “grandi eventi” in modo più semplice e veloce. È quindi plausibile un ritorno alle vecchie modalità di discussione, basate su un numero più chiuso e gestibile di partecipanti, con un’attenzione più puntuale alla educazione e alla capacità di espressione. In tal caso qualcuno parlerà di internet chiuso, mentre altri parleranno di internet più civile assicurandosi confronti meno ampi ma sicuramente più gestibili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.