Twitter e la qualità delle informazioni

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Arrivati a questo punto di evoluzione della rete Internet sarebbe opportuno domandarsi che modello d’informazione vogliamo. Per la verità ce lo saremmo dovuti chiedere molto tempo fa ma è evidente che l’uomo raramente riesce ad agire con tempestività e prevenzione. La situazione circa la qualità e la sicurezza delle fonti è peggiorata ulteriormente rispetto all’anno scorso (v. articolo) e non accenna ad esserci un miglioramento.

Google paga le fake news

In un articolo del febbraio 2021 ci si interrogava sulla condizione di affidabilità della rete Internet e dei social network. In quello stesso articolo si riportava un importante contributo del creatore di internet Tim Berners Lee, secondo cui la rete ha fallito il suo scopo principale: offrire un controllo adeguato sulla gestione dei dati che la popolano.

Oggi l’informazione di Internet è erogata principalmente dai motori di ricerca e, tra questi, uno dei principali (Google) sembra non curarsi delle notizie false che possono essere pubblicate sulla rete. È opportuno specificare, però, che i motori di ricerca si arricchiscono con la gestione delle informazioni e pertanto dovrebbero essere i primi ad eseguire un corretto controllo di ciò che viene pubblicato.  

Il portale Pro Publica ha deciso di effettuare uno studio molto ben documentato in merito al fatto che Google pagherebbe le fake news (soprattutto quelle non in lingua inglese) invece che combatterle ed evitarne la pubblicazione. La notizia è ripresa dal Post all’interno di una newsletter (Charlie):

ProPublica […] ha pubblicato una lunghissima ricerca e analisi che dimostra come come Google trascuri i siti in lingua non inglese nei controlli sulla disinformazione finanziata dalla propria piattaforma di gestione della pubblicità.

Il Post – Newsletter “Charlie” del 6 novembre 2022

La gravità consiste nel fatto che queste informazioni contribuiscono anche a far oscillare governi o a stimolare reazioni di massa con conseguenze sociali, economiche e politiche.

Twitter e le spunte blu

Il caso delle spunte blu di Twitter ne è un altro fulgido esempio: dare la possibilità a chiunque di comprare le spunte blu ha comportato il proliferare di profili fake difficili da distinguere da quelli autentici. La scelta di Musk di avviare questa strategia economica ha creato ulteriore caos, producendo un peggioramento del servizio. Come fidarsi di una piattaforma le cui informazioni non sono più affidabili? Come distinguere efficacemente le informazioni vere da quelle false?

Un esempio è l’immagine riportata in foto, in cui il celebre eroe dei videogiochi Super Mario Bros della Nintendo, fa il dito medio ai suoi follower. Il problema è che il profilo da cui proviene questa immagine, pur avendo la spunta, non è originale. In sostanza il meccanismo ingenerato da Musk produce pericolosi fake da cui prendere immediatamente le distanze. Un altro esempio, decisamente più grave, è quello della Eli Lilly And Co (un’azienda farmaceutica) che ha visto un tracollo delle azioni di borsa dopo che su Twitter, in un profilo falso, era stato scritto che l’insulina sarebbe stata gratuita.

Il caso di Eli Lilly and Company è particolarmente serio anche per un altro motivo, dopo il tracollo causato dal profilo fake, il vero profilo aziendale ha dovuto smentire la notizia con un marginale ma esistente danno reputazionale.

I casi di finti account, ma verificati perché a pagamento, sono stati molto ripresi e segnalati su Twitter, mostrando i rischi di un sistema che non preveda alcuna verifica dell’autenticità dei profili. Un account si è finto l’azienda farmaceutica Eli Lilly, annunciando che avrebbe offerto gratuitamente l’insulina per trattare le persone affette da diabete. Il vero account dell’azienda, già certificato da tempo, ha dovuto pubblicare un proprio tweet per smentire l’account fasullo.

Il Post (link)

In sostanza l’azione dei profili fake sta avendo impatti severi sui profili ufficiali, causando danni economici per migliaia di dollari e compromettendone la reputazione.

La necessità di avere informazioni di qualità

Torna quindi il problema della qualità delle informazioni e della necessità di considerare attendibile la piattaforma che le pubblica. Se si considera che Twitter è una piattaforma utilizzata tanto dal Presidente degli Stati Uniti, quanto da tanti altri statisti e politici, diventa vitale arrivare ad un consolidamento delle notizie pubblicate; invece oggi ci si ritrova con una piattaforma nel caos.

Bisognerebbe anche domandarsi se non valga la pena rimettere al centro le fonti ufficiali d’informazione: ad esempio perchè Twitter deve avere più valore del portale ufficiale della Casa Bianca, o del Governo italiano? Se da una parte è vero che l’elettorato è sui social network, è altresì vero che non è possibile sacrificare la qualità a favore del numero, o rischiare incidenti sul tessuto economico e sociale per avere maggior cassa di risonanza.

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