Movimenti “No Data Center” in Europa

Indice

Il 6 e 7 novembre 2026 si terranno azioni in tutta Europa per contestare i data center inquinanti e hyperscale. Il fenomeno interessa molti paesi ma al momento non l’Italia.

In merito alla mappa pubblicata dal sito Stop Dirty Data Centres si riporta quanto segnalato dal portale:

Le informazioni contenute in questa mappa ci vengono fornite da terze parti e sono pubblicate a puro scopo informativo. StopDirtyDataCentres.EU non si assume alcuna responsabilità in merito agli eventi elencati, a eventuali errori nelle informazioni o a qualsiasi azione intrapresa sulla base di esse. StopDirtyDataCentres.EU sostiene la non violenza e crede nel diritto democratico delle persone di esprimere la propria opinione, riunirsi e protestare.

L’elenco dei sostenitori è molto ampio ed è consultabile di seguito:

Cliccare per espandere la lista dei sostenitori

Aigua és Vida
An Taisce
APRS Scotland
Araba Bizirik
Arte es Ética • Artivismo y autorías de habla hispana
Ban Data Centres in Epping Forest
BOLD Climate Action
Bürger:innen Initiative Rechenzentrem Kronstorf (Citizen’s Initiative Data Center Kronstorf)
Càtedra internacional UNESCO de desenvolupament humà sostenible
Climate Justice Universities Union
Club de Permacomputació de Barcelona
Common Ecologies
Confederación Anarcosindicalista Alcalá de Henares
Coordinadora de Informática de CGT
Corporate Europe Observatory
Critical Infrastructure Lab
Cymru’n Codi
Data 4 Good
Den Grønne Ungdomsbevægelse
Devon Data Centre & BESS Action Group
dyne.org
Ecologistas en Acción Guadalajara
Ecologistes en Acció de Catalunya
elii [architecture office]
Environmental Law Foundation
Equinox Initiative for Racial Justice
Extinction Rebellion Bristol – https://xrbristol.org.uk/
FIBER Festival
Folkebevægelsen Stop Datacentre
Fossielvrij Netherlands
Foxglove
Friends of the Earth Denmark
Friends of the Earth Dundalk
Friends of the Earth England, Wales and Northern Ireland
Friends of the Earth Europe
Friends of the Earth Ireland
Friends of the Earth Scotland
Fundacja “Mission Possible”
GLOBAL 2000
Global Action Plan
Global Justice Now
Green Tech South West
Green Web Foundation
Greenpeace Germany
GRÜNE LIGA e.V.
Gure Haizea
House of Annetta
Institute for Postnatural Studies
Iver Heath Residents’ Association
La Campiña Verde
Leitmotiv
London Permacomputing Club
National Women’s Council of Ireland
Nijjor Manush
Nina – Norwegian Institute for Nature Research
No es sequía es saqueo
No Leeds Data Centre Campaign
No Leeds Datacentre Campaign
No to East Havering Data Centre
Not Here Not Anywhere
Observatório Ibérico de Energia
Pangea.org
People vs Big Tech
Permacomputing wiki
Podemos Alcalá de Henares
Podemos Fuenlabrada
Privacy Network
racism and technology center
Rede Ecosocialista
Salvemos los pinares de venecia
SOMO
Spanish Strategic Litigation Group
Stop Climate Chaos (Ireland)
STOP Serwerowni Piaseczno
Stowarzyszenie Aktywnych Sąsiadów SAS
TITiPI (The Institute for Technology in the Public Interest)
Tu Nube Seca Mi Río
Universität Paderborn
Waag Futurelab
XR Namur
Zuloark

Il portale web parla di un’ampia gamma di “azioni creative al fine di sensibilizzare sulle diverse ragioni per cui ci si oppone all’espansione incontrollata dei data center per l’IA”. Ma sono anche stati resi disponibili documenti tesi a spiegare meglio la partecipazione. Per maggiori informazioni sulle ragioni dietro questo evento e, più in generale, dietro questo movimento, si raccomanda di consultare il seguente documento.

Tra le dichiarazioni più importanti sull’argomento si riportano le seguenti, tradotte in italiano dalla lingua inglese.

Owen Espley, coordinatore di StopDirtyDataCentres.eu, ha dichiarato:
«Le comunità di tutta Europa stanno contestando l’imposizione nei loro territori di data center estremamente voraci di energia, acqua e suolo. Unendosi, le campagne che affrontano una sfida in stile Davide contro Golia contro le multinazionali del tech — troppo spesso sostenute dai decisori politici — stanno dimostrando di avere il potere di contrastare la corsa alla costruzione di data center. Chiedono ai leader politici di applicare moratorie sui data center su larga scala a livello europeo, nazionale e locale, affinché le loro preoccupazioni vengano affrontate e l’impatto di tali infrastrutture sia adeguatamente esaminato.»

Rosi Leonard, responsabile della campagna sui data center per Friends of the Earth Ireland (Irlanda), ha dichiarato:
«La massiccia espansione dei data center sta imponendo un prezzo alle comunità in Irlanda che non possiamo più permetterci. Assistiamo alla realizzazione di data center accompagnata da un enorme sviluppo del gas fossile, li vediamo far salire le nostre bollette, vediamo come sottraggano la spesa pubblica e l’energia pulita alle azioni per il clima e a una reale sicurezza energetica. Siamo orgogliosi di unire le forze con altri Paesi in tutta Europa per pretendere di meglio per le nostre comunità e dire basta all’accaparramento di potere da parte di Big Tech.»

Niamh Fitzgibbon, di Data Centre Awareness Kildare (Irlanda), ha dichiarato:
«Si tratta della nostra terra, della nostra acqua, della nostra elettricità e della nostra salute. Gruppi ovunque stanno affrontando uno sviluppo incontrollato dei data center su larga scala. Troppo spesso ogni comunità combatte questa battaglia da sola, ma i problemi sono gli stessi ovunque, da Kildare al resto del mondo. Oggi siamo uniti e, se i nostri rappresentanti non ci rappresenteranno, ci rappresenteremo da soli.»

Oliver Hayes, responsabile delle campagne presso Global Action Plan (Regno Unito), ha dichiarato:
«Gli sviluppatori di data center nel Regno Unito e in Europa vogliono speculare sulla corsa all’oro dell’IA, a prescindere dalle conseguenze. Ma le comunità ovunque stanno reagendo. Dalle persone nel centro di Londra alle colline del Devon, i cittadini sono uniti nella resistenza, smascherando la macchina pubblicitaria di Big Tech e chiamando le cose con il loro nome: un enorme accaparramento di risorse scarse di terreno, acqua ed energia da parte dei miliardari della Silicon Valley. Con i governi che non riescono a rispondere a domande fondamentali su quanti data center ci servano, a che scopo, dove e come verrà evitato l’inquinamento, l’unica scelta ragionevole è una moratoria immediata.»

E in Italia?

Di recente è stato presentato un documento di osservazioni contro la variante ad una legge della Regione Lombardia sui Data Center, il documento è stato consegnato da Maria Grazia Bonfante (Presidente di TERRE NOSTRE Coordinamento Nazionale per la Salute e l’Ambiente) ed Enrico Duranti (Presidente del Comitato Ciarlasco per la tutela del Territorio).

Le contestazioni possono essere riassunte di seguito.

Illegittimità delle deroghe al divieto di consumo idrico

  • Uso di acque contaminate: La legge regionale introduce una deroga che permette di raffreddare i data center usando acque contaminate (con successivo trattamento). I comitati contestano il contrasto con il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), in quanto trattare le acque impiegate in un ciclo industriale non equivale a bonificare la falda né garantisce la mancata dispersione di inquinanti (come i PFAS) o emissioni in atmosfera.
  • Eccezione per l’«elevata efficienza idrica»: La deroga per sistemi ad alta efficienza idrica privi di limiti quantitativi rischia di vanificare il divieto generale di consumo d’acqua, non tenendo conto dei deficit idrici e della forte vulnerabilità climatica dell’agricoltura lombarda.

Mancata valutazione dei consumi idrici complessivi e cumulativi

  • Viene contestato il fatto che la legge valuti solo l’acqua utilizzata per il raffreddamento e non l’intero fabbisogno idrico dell’infrastruttura.
  • Manca un’adeguata valutazione degli impatti cumulativi sulla disponibilità di bacino, sommando il consumo dei data center ad altri insediamenti (es. impianti di biometano, utilizzi agricoli e civili).

Frazionamento artificioso dei progetti

  • Si contesta l’assenza di un divieto formale di frazionamento delle opere (es. dividere i data center in più lotti/moduli < 50 MW o separare le infrastrutture energetiche come impianti fotovoltaici e BESS).
  • Questo stratagemma permette ai proponenti di eludere le soglie di impatto e le procedure obbligatorie di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), VAS e la competenza autorizzativa statale.

Prevaricazione dell’autonomia urbanistica comunale

  • Si contesta la classificazione automatica dei data center sopra i 5 MW come “produttivi”, poiché crea una presunzione automatica di conformità urbanistica nei Comuni con aree produttive nel PGT.
  • Ciò rischia di svuotare la potestà pianificatoria dei Comuni. Viene ribadito che le varianti urbanistiche devono rimanere una scelta discrezionale dell’amministrazione comunale basata sull’interesse pubblico locale.

Sostenibilità energetica superficiale e mancato coordinamento con il PREAC

  • La semplice sottoscrizione di contratti PPA o Garanzie di Origine (energia rinnovabile) non garantisce la sostenibilità reale (manca la verifica della contestualità tra produzione e consumo effettivo).
  • Viene criticata la norma che ritiene sufficiente il solo deposito del progetto di una stazione elettrica per considerare idonea la connessione.
  • Si contesta la mancanza di verifica di coerenza tra l’enorme domanda elettrica dei data center e la pianificazione energetica regionale (PREAC) e nazionale (PNIEC).

Dispersione termica, isole di calore ed emissioni atmosferiche

  • La proposta di legge ignora l’impatto del calore disperso nell’ambiente dai sistemi di raffreddamento.
  • Nelle particolari condizioni microclimatiche della Pianura Padana (ristagno d’aria, inversioni termiche, alti livelli di PM10 e Ozono), le emissioni di calore continuo possono causare o aggravare l’effetto “isola di calore” e alterare la dispersione degli inquinanti.
  • Mancano garanzie ed esami specifici sulle emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza (spesso alimentati a gasolio).

Trasparenza tardiva e partecipazione limitata dei cittadini

  • Si contesta la mancanza di informazione preventiva per i cittadini e per i Comuni limitrofi fin dall’inizio della fase istruttoria, in contrasto con i principi della Convenzione di Aarhus.

Eccessiva tutela della disciplina transitoria per le istanze pendenti

  • Si ritiene iniquo e irragionevole applicare le nuove tutele e prescrizioni unicamente ai progetti presentati dopo l’entrata in vigore della legge, escludendo tutti i procedimenti e le istanze pendenti non ancora concluse.

In tal senso le proposte di modifica richieste dai comitati si riassumono in questi sei punti:

  1. Divieto assoluto di consumo idrico per il raffreddamento e divieto inderogabile di utilizzo di acque contaminate.
  2. Obbligo di bilancio idrico complessivo e verifica di compatibilità con il bacino idrico prima del rilascio dei permessi.
  3. Divieto espresso di frazionamento artificioso per tutti i moduli e infrastrutture connesse, calcolando la potenza e gli impatti cumulativamente.
  4. Tutela dell’autonomia dei Comuni, confermando che l’approvazione di varianti al PGT resta una scelta discrezionale per l’interesse pubblico.
  5. Obbligo di relazione sull’impatto termico a carico del proponente con valutazione e parere indipendente di ARPA Lombardia su isole di calore e qualità dell’aria.
  6. Applicazione delle nuove norme anche ai procedimenti in corso (non ancora conclusi) e avvio di controlli/ricognizioni retrospettive sugli impianti già approvati o in costruzione.

Si raccomanda la lettura del testo integrale scaricabile qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.