Intelligenza artificiale e mente umana

Il nostro viaggio nell’intelligenza artificiale prosegue analizzando il rapporto che c’è tra la mente umana e quella artificiale. Cerchiamo di capire vantaggi e svantaggi, similitudini e differenze per poter apprezzare al meglio gli aspetti peculiari.

Facciamo un confronto

In un interessante parallelismo riportato nel testo “Algoritmi per l’intelligenza artificiale” di Roberto Marmo si apprendono alcune differenze sostanziali tra il cervello umano e l’intelligenza artificiale.

CERVELLO UMANOCERVELLO DIGITALE
Capacità di elaborazioneParallelaIn serie
Peso medio1,4 Kg2 Kg
Consumo elettrico20 watt60 watt
Composizione86 miliardi di neuroni750 milioni di transistor
Tempo di elaborazione0,5 millesimi di secondo0,5 miliardesimi di secondo
Errore per stanchezzaSiNo
Errore per ripetizioneSiNo

Sono differenze molto consistenti riassumibili con una riflessione: indubbiamente il sistema artificiale è più performante in termini di efficienza ma, al contempo, più rigido rispetto al quello umano. La rigidità è espressa in termini di variabilità e arbitrarietà dei percorsi cognitivi.

Ne consegue che l’intelligenza artificiale è in grado di scongiurare gli errori provocati dalla distrazione e dalla fallibilità della mente umana. Al netto di atti dolosi, la macchina se opportunamente configurata risulta essere affidabile.

Le basi giuste dell’Unione Europea

Nel 2018 l’U.E. ha creato un gruppo di lavoro specializzato sull’intelligenza artificiale: il gruppo si chiama “High Level Expert Group on Artificial Intelligence” ha individuato alcuni principi necessari per operare sull’intelligenza artificiale. Si tratta, nello specifico, di sette punti fondamentali racchiusi nelle linee guida tecniche.

  1. Intervento e sorveglianza umani: Inclusi i diritti fondamentali, l’intervento umano e la sorveglianza umana
  2. Robustezza tecnica e sicurezza: Inclusi la resilienza agli attacchi e la sicurezza, il piano di emergenza e la sicurezza generale, la precisione, l’affidabilità e la riproducibilità.
  3. Riservatezza e governance dei dati: Inclusi il rispetto della riservatezza, la qualità e l’integrità dei dati e l’accesso ai dati.
  4. Trasparenza: Incluse la tracciabilità, la spiegabilità e la comunicazione
  5. Diversità, non discriminazione ed equità: Incluse la prevenzione di distorsioni inique, l’accessibilità e la progettazione universale, e la partecipazione dei portatori di interessi
  6. Benessere sociale e ambientale: Inclusi la sostenibilità e il rispetto ambientale, l’impatto sociale, la società e la democrazia
  7. Accountability: Inclusi la verificabilità, la riduzione al minimo degli effetti negativi e la loro segnalazione, i compromessi e i ricorsi.

Curiosità

Il servo automatico di Philon è stato il primo automa della storia. Quando il visitatore metteva un bicchiere nella mano sinistra, l’automa versava acqua e vino da una brocca che teneva con la mano destra. Siamo nel III secolo a.C.

La storia del servo automatico di Philon è la rappresentazione di un automa ma anche dell’intenzione di voler sostituire l’uomo nell’esecuzione di un compito ripetitivo.

Il fattore legato ai sentimenti

In parte abbiamo già trattato questo argomento quando abbiamo parlato della creatività, nell’articolo “Intelligenza artificiale e creatività” ma vale la pena approfondire con semplicità l’argomento. I sentimenti umani sono codificabili in una serie di comportamenti e schemi che, per quanto di difficile identificazione, sono comunque presenti.

[…] entro l’espressione di quella dimensione tecnica si nascondono, ma si possono anche apprendere ad intravedere, segni che rimandano a domini meno codificabili e preferibili, ma infinitamente più espressivi.

“La formazione alla psicologia clinica. Pensare emozioni”, AA.VV.

L’aumento dell’espressività è da ricondursi ad una componente meno razionale nella manifestazione del sentimento ma se i sentimenti possono comunque essere codificati, cosa vieta di insegnarli ad una macchina? In teoria niente ma il ragionamento e l’esperienza quotidiana che tutti noi abbiamo, ci insegnano che le emozioni sono sicuramente un canale per vivere delle esperienze ma possono anche rappresentare senza meno un elemento di rumore, ossia un fattore di disturbo che incide sull’efficienza del compito da svolgere.

Se affidiamo alla macchina compiti per i quali non deve essere “distratta” o sentire “rumore”, è normale che si tenderà ad escludere il fattore emotivo dalla stessa. Ma cosa occorre per riconoscere un’emozione? Sicuramente due elementi.

Per riuscire a comprendere e scomporre le emozioni è necessario avere una buona conoscenza di se stessi e delle codifiche culturali elaborate dal nostro contesto socioculturale di riferimento intorno a questi concetti.

“Le emozioni tra individuo,relazioni e società”, AA.VV., Editore SaMa, 2017

Conclusioni

Nel confronto tra la mente umana e quella artificiale la differenza non risiede nelle emozioni. Di questo abbiamo la certezza, potendo codificare le stesse in comportamenti più piccoli e più facilmente comprensibili.

Riferimenti utili

  • R.Marmo, “Algoritmi per l’intelligenza artificiale”, Hoepli Editore, 2020
  • “Orientamenti Etici per un’IA Affidabile”, Commissione Europea 2018
  • “Intelligenza artificiale. Cos’è davvero, come funziona, che effetti avrà”, AA.VV., Editore Bollati Boringhieri, 2020
  • “La formazione alla psicologia clinica. Pensare emozioni”,AA.VV.,Editore Franco Angeli, 2007
  • “Le emozioni tra individuo,relazioni e società”, AA.VV., Editore SaMa, 2017

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