In questi mesi Amazon Data Services (ADS) Italy s.r.l. ha presentato un progetto di costruzione di un data center presso Zibido San Giacomo, a sud di Milano. L’iniziativa ha sollevato molte polemiche ma vale la pena fare qualche riflessione in merito.
Sono 210 i documenti sul progetto finora pubblicati e depositati sulla piattaforma del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Comune di Zibido San Giacomo si trova a sud-ovest di Milano, come mostrato nell’immagine seguente.

Si tratta di un comune di 6.600 abitanti circa che accoglie una zona industriale al suo interno. Amazon lo ha scelto come luogo per il data center in quanto ci sono risaie e quindi c’è presenza di acqua per il raffreddamento della struttura.

Prima di proseguire è importante chiarire un concetto: lo scopo di questo articolo non è promuovere o meno un progetto di questa portata ma offrire uno spaccato (assolutamente minimale) della sua complessità. La costruzione di un data center non è fatta solo di documenti e oneri amministrativi ma anche delle risposte di una comunità che devono essere tenute in debita considerazione. Il lettore potrà esaminare dichiarazioni fatte da amministratori locali e tecnici presenti sul territorio. Infine, una precisazione di carattere editoriale: il presente articolo contiene citazioni acquisite dai documenti ufficiali inviati al Ministero e, per tale ragione, si è deciso di riportare fedelmente quanto scritto all’interno dei documenti.
I documenti pubblicati
Gli oltre duecento documenti pubblicati analizzano i vari aspetti di costruzione dell’impianto: si va dalle analisi geologiche, allo studio di fattibilità. Dalle analisi acustiche, alle planimetrie della struttura ed è molto interessante esaminarne i contenuti perché ciò che se ne ricava è l’approccio analitico utilizzato. Un esempio potrebbe riguardare l’impatto acustico: spesso i data center vengono tacciati di generare inquinamento acustico rilevante a causa della grande quantità di apparati di cui sono composti. Si pensi ai generatori o ai compressori dell’aria condizionata, è facile supporre che il livello di rumore sarebbe oltremodo impattante nella zona circostante. Nel caso del data center in oggetto è stato condotto uno studio denominato “SIA_All.3 – Valutazione previsionale di impatto acustico”.
Valutazione impatto acustico
Si tratta di un esame previsionale poiché l’impianto non è stato ancora costruito ma, da quanto si apprende, lo studio ha analizzato il clima acustico tramite una campagna di monitoraggio e modelli di propagazione del rumore (software SoundPLAN), valutando tre scenari operativi: running diurno, running notturno ed emergenza. SoundPLAN, si legge nella relazione, è
un modello di propagazione del rumore riconosciuto e utilizzato a livello internazionale al fine di stimare i livelli di pressione sonora raggiunti in specifiche aree. Il software applica il metodo definito “ray tracing”. Le sorgenti sono simulate come superfici, linee o punti; da ogni sorgente si propagano onde acustiche. Il campo acustico risultante dipende dalle caratteristiche di assorbimento e riflessione di tutti gli ostacoli presenti tra sorgente e recettore. Nell’area di interesse, il campo acustico è il risultato della somma dell’energia sonora degli “n” raggi che raggiungono il recettore. La propagazione del rumore da sorgenti industriali (sorgenti puntuali, lineari e areali) è calcolata applicando la normativa tecnica ISO 9613 Acustica – Attenuazione del Suono Durante la Propagazione in Ambiente Esterno – Parte 2: Metodo Generale di Calcolo.
Dalle analisi effettuate riguardo al running diurno e notturno, le simulazioni indicano che il data center, operando con energia dalla rete elettrica, non comporta il superamento dei limiti acustici assoluti o differenziali previsti dalla normativa.

L’immagine sopra riportata (presente a pagina 21 del documento) mostra un inquinamento acustico misurato in relazione alla distanza geografica. La relazione conclude che:
Come è possibile notare non si riscontrano superamenti dei limiti differenziali o assoluti. È importante notare come al perimetro non sia stato calcolato il parametro differenziale in quanto non richiesto da normativa in quanto non vi è presenza di insediamenti civili o fruibilità abitativa; i valori al perimetro sono stati calcolati unicamente per controllare che il rumore prodotto non contribuisse in termini assoluti al peggioramento del rumore percepito nelle vicine aree produttive o agricole.
Nello scenario di emergenza si riscontrano lievi superamenti generalizzati in periodo notturno. Tuttavia, tale scenario è considerato altamente sporadico (legato a blackout prolungati) e non costituisce la condizione di esercizio standard. In merito a questo scenario la relazione chiarisce aspetti importanti.
È uno scenario emergenziale e non rappresenta una modalità di funzionamento standard, bensì una risposta di backup in caso di prolungato blackout. Saranno quindi attivi tutti gli impianti interni all’edificio del Datacenter, e di conseguenza tutti gli impianti dediti al raffreddamento (sorgenti in copertura) e al controllo della temperatura (louvers). È previsto in contemporanea il funzionamento di tutti i generatori e del Load Bank, posto sul perimetro Nord come nello scenario di Running Diurno. Potenzialmente lo scenario può avvenire sia in periodo diurno che in periodo notturno, con un accadimento molto rado e non prevedibile.
Inoltre è bene specificare che, ai sensi delle linee guida ministeriali, tale condizione non è vincolata al rispetto dei limiti normativi. I risultati presenti nella relazione mostrano quanto segue.

Può essere utile paragonare questi dati con una comune mappa dei decibel.

Valutazione dell’impatto geologico
Esiste una “Relazione Geologica” eseguita il 31 ottobre 2025 (riferimento Z-G-PDC-REL-XX-03) che mostra essenzialmente che l’intera zona era precedentemente utilizzata per estrazione di gas, si trova in un’area pianeggiante caratterizzata da depositi quaternari fluvioglaciali. In termini semplici, si tratta di un’alternanza di sabbie, ghiaie e limi. Il modello geologico medio mostra materiale di riporto in superficie, seguito da spessi strati di sabbia ghiaiosa intervallati da sottili livelli di limo argilloso fino a 50 metri di profondità. Sono stati eseguiti rilievi con georadar che hanno escluso la presenza di vecchie fondamenta nascoste; sono stati individuati solo alcuni cavidotti e tubazioni (acqua o gas) che non interferiscono direttamente con l’area di costruzione dell’edificio
Acqua, rischio sismico e vincoli ambientali
La relazione però indica anche altro, qualcosa d’importante: la presenza di acqua. La falda acquifera è molto superficiale, situata tra 1 e 2,5 metri di profondità rispetto al piano di campagna. Il flusso dell’acqua sotterranea si muove da nord-ovest verso sud-est. Durante i lavori, si stima cautelativamente che l’acqua possa raggiungere 1 metro dal suolo o addirittura il livello del terreno in determinati periodi. Nella relazione si legge:
Il comune è classificato in Zona Sismica 3 (sismicità bassa). Le analisi tecniche indicano che il suolo appartiene alla “Categoria C”. Non sono stati rilevati rischi di liquefazione del terreno (fenomeno in cui il suolo perde resistenza durante un terremoto). Per garantire una maggiore sicurezza, AWS ha richiesto parametri di progettazione superiori agli standard minimi di legge. Secondo la classificazione del PGRA, il sito non è soggetto a fenomeni di allagamento.
Il comune è classificato in Zona Sismica 3 (sismicità bassa). Le analisi tecniche indicano che il suolo appartiene alla “Categoria C”. Non sono stati rilevati rischi di liquefazione del terreno (fenomeno in cui il suolo perde resistenza durante un terremoto). Per garantire una maggiore sicurezza, AWS ha richiesto parametri di progettazione superiori agli standard minimi di legge. L’analisi sismica è fondamentale per scongiurare fenomeni distruttivi e potenzialmente dirompenti nella continuità del servizio.
La maggior parte dell’area è edificabile con modeste limitazioni. Tuttavia, una fascia di 10 metri lungo il canale “Cavo Basiglio” è protetta: in quella zona è vietato costruire per non compromettere la sicurezza idraulica.
Gestione dei rifiuti del data center
Nel caso di Zibido San Giacomo, all’interno del documento “SIA_All.2 – Quadro ambientale e territoriale di riferimento” si analizza anche la gestione dei rifiuti. Nel 2022, il Comune ha registrato una produzione medio-alta di rifiuti, compresa tra 425 e 550 kg/ab*anno (pagina 99); la produzione totale di rifiuti urbani è stata di circa 2.936 tonnellate, di cui il 76,6% destinato alla raccolta differenziata. Il data center, chiaramente, dovrà gestire i propri rifiuti in conformità con le modalità previste dalla normativa ma è logico domandarsi quali siano le tipologie di rifiuti prodotti da una struttura di questo tipo.
- Rifiuti solidi urbani: prodotti dalle aree uffici, servizi igienici e sale ristoro.
- Rifiuti speciali non pericolosi: derivanti da imballaggi, manutenzione ordinaria, sostituzione dei filtri dell’aria (UTA) e sistemi di trattamento acque.
- Rifiuti speciali pericolosi: generati principalmente durante la manutenzione delle unità tecnologiche e che richiedono particolare attenzione per il riciclo e il riutilizzo (si pensi alle batterie) e ad elementi chimici quali antimonio e piombo.
- RAEE (rifiuti elettronici): includono server e apparecchiature IT a fine vita. Per questi è prevista la redazione di specifici piani di gestione in conformità alle Linee Guida MASE e della Regione Lombardia del 2024.
- Rifiuti da costruzione: prodotti durante la fase di cantiere, inclusi i materiali derivanti dallo scotico del terreno e dalle terre e rocce da scavo.
Inquinamento luminoso
Un ulteriore aspetto interessante e riportato nel documento sopra citato è legato all’inquinamento luminoso. Nel documento si legge:
Il tema dell’inquinamento luminoso dal punto di vista degli studi ambientali è particolarmente rilevante per diverse ragioni. In termini di impatti sulla biodiversità, l’eccessiva illuminazione notturna può disturbare gli ecosistemi naturali, influenzando comportamenti di predazione, riproduzione e migrazione di animali notturni. Alcune specie di uccelli, insetti e mammiferi possono essere particolarmente sensibili alla luce artificiale, alterando i loro cicli biologici.
Ha anche un impatto in tema di consumo energetico, infatti l’inquinamento luminoso comporta un uso inefficiente delle risorse energetiche. Molte luci sono progettate per essere direzionali ma spesso emettono luce verso l’alto o lateralmente, sprecando energia e aumentando i costi di illuminazione senza benefici tangibili.
Ha inoltre impatti sulla salute umana poiché l’eccessiva esposizione alla luce durante la notte può disturbare i ritmi circadiani naturali dell’uomo, influenzando il sonno e la qualità della vita. Questo può portare a problemi di salute come disturbi del sonno, stress e disturbi metabolici. Si riscontrano inoltre impatti in termini psicologici e sociali, difatti l’illuminazione eccessiva può influenzare negativamente il benessere psicologico delle persone, creando ambienti urbani poco confortevoli e condizionando la sicurezza percepita nelle città.
In tal senso è stata utilizzata una modalità di misurazione denominata SQM (Sky Quality Meter) che funziona così: più alto è il valore restituito dallo strumento e migliore è la visibilità del cielo notturno. Stando alla misurazione effettuata, il valore restituito dalla misurazione è 18.97 mag./arg sec2.

Dalla relazione si capisce che questo valore è in linea con quelli tipici delle aree metropolitane della zona di Milano ma si tenga conto che una zona disabitata e priva di luce artificiale si colloca, per l’appunto a 22 mag./arc sec2.
Problematiche principali riscontrate
È veramente molto interessante esaminare gli aspetti analizzati e presi in considerazione in progetti di questa portata e le relative implicazioni. Un progetto di questa portata può comportare diversi problemi di varia natura e di seguito si è provato a fare una sintesi degli aspetti più rilevanti.
Dal punto di vista della sostenibilità e dell’impatto territoriale
- Carenza di analisi degli impatti cumulativi: viene rilevata l’assenza di una valutazione unitaria che consideri l’effetto combinato del progetto con altre opere vicine, come il Data Center APTO di Lacchiarella.
- Consumo di suolo: l’intervento comporterebbe l’impermeabilizzazione di aree agricole di pregio, in contrasto con le linee guida che privilegiano il recupero di aree dismesse (brownfield). A tal riguardo il MASE (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica) scrive “Inoltre, si evidenzia anche che l’area, così come affermato dallo stesso Proponente, non è favorevole alla dispersione di inquinanti e che la realizzazione del progetto comporterebbe consumo di suolo verde in un ambito già fortemente impermeabilizzato, non coerente con gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo richiamati anche dalla L.R. Lombardia 28 novembre2014, n. 31 e con Linee Guida ministeriali e regionali, che privilegiano l’insediamento su brownfield.“
- Fattibilità geologica: una porzione del sito ricade in una classe di fattibilità (Classe 4a) che prevede gravi limitazioni e vieta nuove edificazioni.
Viabilità e Traffico
- Sottostima dei flussi: l’analisi del traffico è considerata insufficiente, mancano dati realistici sui mezzi pesanti durante le fasi di cantiere.
- Inadeguatezza stradale: la rete viaria locale non appare idonea a sostenere i carichi previsti, con il rischio di attraversamento dei centri abitati e impatti sulla sicurezza pubblica. Questo è stato dichiarato, in particolare, dai consiglieri comunali Pietro Cataldi e Patrizia Bergami, appartenenti al gruppo consiliare Bene Comune – Zibido San Giacomo. I consiglieri rilevano come la documentazione presentata risulti carente sotto il profilo della valutazione degli impatti cumulativi e della reale sostenibilità territoriale, in potenziale contrasto con i principi sanciti dalla normativa vigente. I consiglieri hanno presentato delle osservazioni indirizzate al MASE (PROT. UFFICIALE.ENTRATA.0074215.06-04-2026) in cui forniscono queste osservazioni.
Gestione della Risorsa Idrica
- Utilizzo indiscriminato dell’acqua: si segnala una carenza di informazioni sulla realizzazione di nuovi pozzi e sul loro impatto globale. A fare tale segnalazione è stato l’ing. Ambrogio Noé che scrive al MASE a proposito di “carenze informative che non permettono di valutare adeguatamente le criticità dell’utilizzo indiscriminato della risorsa ACQUA” (MASE.REGISTRO UFFICIALE.ENTRATA.0072390.02-04-2026).
- Rischio idraulico: sono stati sollevati dubbi sulla gestione degli scarichi e sul rischio di allagamenti, un problema storico della zona, nonché sul surriscaldamento delle acque immesse in falda. Sempre l’ing. Noé scrive “A tale proposito si evidenzia che il problema allagamenti e piene interessa la bassa milanese , ma invece non interessa l’area di Rho Pero dove sono richiesti contestualmente altri pozzi simili ma in zona meno critica per le piene ed allagamenti […] Di quanti gradi centigradi è previsto scaldare l’ambiente esterno adiacente al Data Center e l’aria adiacente , e quindi l’ambiente delle risaie , considerato che l’acqua sarà utilizzata per il raffreddamento degli impianti. E considerato il fatto che nei mesi estivi da qualche hanno temperature altissime e secco caratterizzano la zona comunque e a prescindere dalle ulteriori criticità introdotte dal Data Center.“
Conflitti con la Proprietà Privata e Trasparenza
- Progettazione su terreni altrui: diversi proprietari terrieri hanno denunciato che il tracciato dell’elettrodotto attraversa i loro fondi agricoli senza preventivo accordo o informativa. L’ing. Noé ha scritto un documento al MASE (MASE.REGISTRO UFFICIALE.ENTRATA.0071228.01-04-2026) “Elettrodotto che sembra previsto, ovvero immaginato, attraverso le risaie dello scrivente e di altri agricoltori, assolutamente ignari! Fino a qualche giorno fa! Agricoltori comunque contattati nel mesei di marzo da un incaricato di Amazon che voleva già organizzare deli scavi nelle risaie finalizzati all’elettrodotto! Come se si trattasse di un elettrodotto e di un tracciato già deciso da realizzare immediatamente!“
- Danni all’agricoltura: la realizzazione dell’elettrodotto renderebbe impossibile la coltivazione del riso in sommersione, a causa dello sprofondamento dei mezzi agricoli pesanti e delle interferenze con i sistemi di irrigazione.
Integrazioni Richieste dalle Autorità
- Documentazione incompleta: la Commissione Tecnica ha richiesto approfondimenti su aspetti programmatici, idraulici e sulla coerenza con il Piano Territoriale Regionale. (MASE.REGISTRO UFFICIALE.ENTRATA.0088893.27-04-2026)
- Impatto paesaggistico: il Ministero della Cultura ha richiesto di valutare meglio la visibilità dell’impianto da punti sensibili (come l’alzaia del Naviglio Pavese) e gli effetti delle emissioni dei generatori di emergenza.
C’è, infine, un aspetto sul quale si invita il lettore a prestare attenzione: l’intervento della comunità locale su progetti di questa caratura è tutt’altro che da sottovalutare. Molti degli scriventi non hanno nulla contro questi progetti ma richiedono trasparenza e oggettività nelle valutazioni. Lo stesso ing. Noé, più volte citato per via della documentazione inviata al MASE e pubblicata sulla piattaforma dello stesso ministero, riporta chiaramente:
Per altro lo scrivente è in assoluto favorevole alla realizzazione del Data Center in quanto porta ricchezza e progresso, ma a condizione vincolante che il progetto venga sviluppato e gestito in modo estremamente serio, professionale e rispettoso dell’ambiente circostante e quindi che non devasti l’ambiente delle risaie adiacenti.
Sono richieste oggettivamente condivisibili e ragionevoli che aprono un fronte di riflessione necessario nella gestione di progetti che non riguardano solo il comune di Zibido S. Giacomo.
Conclusioni
Progetti come quello di Zibido San Giacomo fanno nascere l’esigenza di un coordinamento delle opere quanto più trasparente e oggettivo possibile. Le amministrazioni pubbliche oggi sono chiamate a rispondere ad una domanda di sviluppo infrastrutturale e tecnologico importante ma anche potenzialmente problematica. Cosa sarebbe possibile fare al riguardo? Certamente sviluppare un modello di sviluppo e gestione di questi progetti comune e coerente; magari con la supervisione di agenzie come l’AgID che, come scrive, è:
L’agenzia tecnica della Presidenza del Consiglio che garantisce la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana coordinando tutte le Amministrazioni del Paese. Contribuisce anche alla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, favorendo l’innovazione e la crescita economica. Infine, promuove le competenze digitali e la loro diffusione, collaborando con istituzioni, organismi internazionali, nazionali e locali.
È importante chiarire che le criticità rilevate nel comune di Zibido San Giacomo, sono comuni a quelle di tanti altri enti locali interessati da iniziative analoghe e che come tali vanno gestite in un’ottica di serietà e trasparenza.