Negli ultimi mesi ai venti di guerra imperanti si sono aggiunte alcune notizie legate alla cosiddetta sovranità digitale che hanno riaperto un tema ormai noto e datato ma mai realmente risolto.
Che cos’è la sovranità digitale
Per chi non avesse mai sentito questo termine, la sovranità digitale è “la capacità dell’Unione Europea di agire in modo autonomo nel mondo digitale, regolando infrastrutture, dati e tecnologie secondo le proprie leggi, i propri valori e interessi di sicurezza, senza indebite dipendenze da attori esterni, ma restando comunque aperti alla cooperazione con i partner internazionali che condividono i principi europei.” (Fonte: Dipartimento per la Trasformazione Digitale).
Questa capacità si traduce in due azioni: la prima è quella di sposare tecnologie progettate, sviluppate e mantenute in un contesto aperto e magari proprio all’interno dell’Unione Europea. La seconda è di sviluppare proprie applicazioni in modo da essere completamente proprietari del ciclo di vita del prodotto/servizio. Il secondo caso, più raro, è comunque presente nelle istituzioni europee e chi ha avuto modo di interagire con realtà come la DGConnect sa esattamente di cosa si sta parlando.
Perché è importante
In queste ore i giornalisti si stanno occupando del caso “Gotham”, il software di Palantir in grado di effettuare connessioni intelligenti a scopo d’investigazione. Gotham è stato acquistato dalla Difesa italiana con un contratto pluriennale ma di cui non si conoscono i dettagli in quanto secretato. Palantir è un’azienda americana molto nota per la produzione di software di questa tipologia.
A certificare questi rapporti con il ministero guidato da Guido Crosetto, c’è una «procedura negoziata» e «secretata» del 2024. In realtà è solo l’ultimo tassello, di certo il più importante, di una relazione iniziata alcuni anni fa.(Fonte: “Mr Palantir arriva a Roma, gli affari segreti con la Difesa“, di Michelangelo Mecchia e Chiara Sgreccia, Domani)
La posizione di Palantir in Europa è stata oggetto di numerose osservazioni da parte di istituzioni e organi di stampa, come Republik, secondo cui l’esercito della Svizzera avrebbe rifiutato l’acquisto di Gotham per il timore di perdere il controllo sui dati e sulla relativa sovranità nazionale.
Gli uffici federali e l’esercito svizzero si sono finora mostrati restii alla collaborazione. Tuttavia, ciò che scoraggia le autorità svizzere non sembra essere un ostacolo per gli sforzi dell’azienda volti a promuovere la Svizzera come sede per le attività commerciali. (Fonte: “Warum Palantir zum Risiko für die Schweiz wird“, Adrienne Fichter, Marguerite Meyer, Lorenz Naegeli, Balz Oertli, Jennifer Steiner (Text) und Klawe Rzeczy, Republik)
In tal senso anche la Gran Bretagna avrebbe mostrato molte perplessità sull’utilizzo di Gotham e avrebbe aperto un’inchiesta per appurare eventuali perdite di controllo sui dati.
Sovranità Digitale e Politica
Quando si parla di sovranità digitale non si parla solo di software ma di tutto il comparto informatico e quindi anche di hardware. Questo comporta sviluppare delle politiche comunitarie e nazionali tese alla produzione e adozione di componentistica sviluppata all’interno dei confini europei e nazionali; ciò richiede visione imprenditoriale ma anche riforme politiche di cui spesso si sente la mancanza. In Italia, ad esempio, gli ultimi anni hanno avuto un miglioramento della cosiddetta “filiera del software”.

L’hardware è poi un altro elemento essenziale, considerato che le apparecchiature tecnologiche sono per lo più americane e cinesi. Bisogna distinguere, inoltre, la politica europea da quella nazionale: la prima tendente a stabilire una indipendenza dagli altri continenti a vantaggio anche di un mercato interno più ampio. La seconda basata su scelte tecnologico-organizzative tese a garantire vantaggi senza però limitare l’interoperabilità con gli altri paesi comunitari.
L’Italia e la sovranità digitale
Gotham rappresenta un esempio molto chiaro di cosa comporti la sovranità digitale ma non è l’unico esempio, anzi, forse è uno degli esempi meno adatti perché più particolari. Esistono scelte tecnologiche molto meno critiche e molto meno specifiche che rispondono meglio al concetto di sovranità digitale e tra questi vi è il tema del cloud come servizio offerto a pubbliche amministrazioni, istituzioni, aziende private. I fornitori di servizi cloud hanno un potere di controllo sui dati notevole e talvolta, come spiegato più avanti, sono obbligati ad aprire questi dati a soggetti terzi. Un esempio è contenuto nell’interessante articolo pubblicato da Euronews intitolato “La Francia sostituirà Microsoft Teams e Zoom per rafforzare la sovranità digitale“
Secondo il governo, l’obiettivo principale non è solo tecnologico, ma anche politico e di sicurezza: garantire la riservatezza delle comunicazioni elettroniche pubbliche affidandosi a soluzioni europee e sotto controllo nazionale.
Sono settimane che dalla Francia arrivano informazioni circa l’affrancamento dell’Eliseo dalle tecnologie americane, come quando è stata ufficialmente data la notizia dell’impiego de “LaSuite” in sostituzione della celebre soluzione americana Microsoft Office.
Tuttavia, l’adozione diffusa di queste soluzioni ha sollevato interrogativi crescenti in materia di sovranità digitale, controllo dei dati pubblici, dipendenza da fornitori extra-europei e sostenibilità dei costi nel lungo periodo. È in questo contesto che nasce LaSuite, piattaforma collaborativa ufficiale dello Stato francese: un ambiente di lavoro digitale integrato che sostituisce l’uso delle suite Office commerciali all’interno della Pubblica Amministrazione, offrendo al personale pubblico strumenti equivalenti per scrittura, collaborazione, gestione documentale, comunicazione e riunioni online, ma basati su software open source, dati ospitati in Francia e una governance interamente pubblica. (Fonte: “La Francia dice addio a Microsoft Office: cos’è LaSuite e perché guarda alla sovranità digitale“, Michele Nasi, Il Software)
Un altro esempio riguarda quelle tematiche legate alla formazione, gestione e conservazione dei documenti e sui quali l’Italia è scarsamente ricettiva: le norme ci sono, l’adozione è parziale se non del tutto assente. Certamente esistono delle realtà che hanno provato una sostituzione efficace della suite di ufficio con prodotti europei e legati a standard internazionali ma la maggior parte delle realtà delle pubbliche amministrazioni insiste nell’utilizzare formati chiusi, commerciali e di scarso controllo. Tra l’altro, nonostante la normativa vigente sia molto attenta a questi aspetti, è impossibile non notare come i documenti sono spesso generati in modo non conforme a quanto previsto da legge. È bene tenere in considerazione che la “battaglia sulla sovranità digitale” è tutt’altro che chiusa, esistono posizioni divergenti anche all’interno dell’Europa: la succitata Francia è in conflitto con la visione tedesca che tollera le soluzioni americane perché, come scrive il giornalista Enrico Pascarella:
Le grandi aziende californiane hanno portato ingenti capitali sul suolo teutonico, garantendosi così un’influenza tecnologica e quindi strategica. Solo l’anno scorso Amazon ha annunciato investimenti per 8,8 miliardi di euro in un’infrastruttura cloud nella regione di Francoforte, per rispondere alla crescente domanda di servizi digitali in Germania. (Fonte: “Berlino e Parigi, due idee diverse di sovranità digitale al Consiglio europeo“, Enrico Pascarella, EuNews)
In Italia l’implementazione è molto rallentata per via di due grandi fattori: la diffusione e l’ergonomia d’uso. La diffusione di prodotti commerciali fa sì che vi siano meno incompatibilità nella gestione dei flussi di lavoro e quindi meno problematiche. L’ergonomia la potremmo tradurre come la “semplicità di utilizzo” che si è affermata dopo decenni d’impiego di tali software, portando gli utilizzatori ad averne una conoscenza sufficiente e adeguata al lavoro svolto quotidianamente. In realtà, nessuna delle due motivazioni è una ragione sufficiente per non sposare un cambiamento e spostarsi su soluzioni più adeguate.
I rischi
Al centro di questo discorso c’è un coefficiente di rischio: la perdita di controllo sui dati trattati ed elaborati dalla P.A. e dai soggetti privati; ma come si traduce questo coefficiente di rischio? Fondamentalmente si tratta di problematiche legate alla condivisione dei dati con soggetti esterni e non autorizzati anche a seguito di disposizioni normative che impattano sui fornitori dei servizi. Un esempio tra tutti è la presenza del Foreign Intelligence Surveillance Act e della cosiddetta Sezione 702, che obbligherebbe le aziende americane a comunicare i dati dei propri clienti anche se esteri, su richiesta di un tribunale federale. Questo argomento è stato approfondito nel seguente articolo:
Allora il punto potrebbe essere “invertito” rispetto al problema principale, la domanda potrebbe diventare: “potendo usare tecnologie più sicure, perché non adottarle sviluppando una cultura più sana e legata alla sovranità digitale?“
A questa domanda le risposte sono molteplici: la prima è che le tecnologie aperte presentano meno funzioni e una rapidità di crescita più lenta. Questo problema è facilmente risolvibile con un aumento del loro utilizzo e degli investimenti nazionali. Una seconda risposta, più polemica ma non necessariamente errata, è che al momento non vi è reale interesse per la sovranità digitale, perché altrimenti il cambiamento sarebbe occorso. Esistono alternative per ogni tipo di soluzione commerciale, di seguito quelle più famose:
| Funzione | Soluzione Open | Soluzione Commerciale |
|---|---|---|
| Office automation | LibreOffice | Word, Excel, PowerPoint |
| Email e Appuntamenti | Open-Xchange | Microsoft Exchange |
| Storage in cloud | Nextcloud / CollaboraOnline | OneDrive |
| Videoconferenze | OpenTalk | Teams |
| Chat | Matrix | Teams |
Il recente scoppio di conflitti internazionali e l’inasprimento dei rapporti tra UE e USA hanno rimesso al centro del dibattito anche la dimensione tecnologica; la necessità che l’Europa sviluppi una sua politica digitale, basata su strumenti sicuri, condivisi e al riparo da problematiche di lock-in commerciale. C’è da dire che le soluzioni alternative a quelle più comuni richiedono dei cambiamenti nell’attività lavorativa e che tali cambiamenti hanno comunque un impatto sui tempi e sull’output prodotto: niente di trascendentale ma sono aspetti che devono essere governati.
Conclusioni
Come tanti altri temi, anche quello della sovranità digitale viene utilizzato a seconda del “vento che tira” ma in realtà la problematica esiste e ha risvolti ben più importanti rispetto a ciò che appare. Può avere impatti sulla sicurezza nazionale di un paese, può garantire continuità operativa invece di essere esposta alla sospensione dei servizi da parte di un operatore terzo. In definitiva è un argomento cruciale, che certamente deve maturare ma al quale dovrà esser dedicata la giusta attenzione.